La CGIL a Draghi: “Vi siete dimenticati lo Sport!”
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I problemi derivanti dal lungo stop che il Covid-19 ha imposto al mondo dello sport sono stati discussi questa mattina a Milano, dove la CGIL ha incontrato la Prefettura per parlare della ripartenza delle attività, dei problemi legati alla riforma in scadenza e del fatto che nel Governo Draghi non ci sia un ministro allo Sport.

Non a caso, l’assemblea pubblica svoltasi subito dopo il vertice istituzionale si chiamava “Vi siete dimenticati lo sport!”. Tra i numerosi istruttori e rappresentanti delle associazioni che sono intervenuti, abbiamo incontrato Claudio, che lavora presso l’ASD Milano 0-110 Salute e Movimento: “Siamo a Città Studi e ci occupiamo di ginnastica posturale, un tema strettamente legato al benessere psicofisico degli anziani, che vengono da noi due o tre volte alla settimana. Siamo un punto di riferimento per tante persone, che purtroppo in molti casi sono rimaste sole e non hanno altra compagnia che la nostra”.

“Fare attività sportiva per loro è fondamentale sia a livello fisico che mentale, ma dopo tanti mesi di difficoltà ormai siamo al punto che stiamo decidendo se chiudere oppure no. In un anno di fermo delle attività abbiamo accumulato costi di gestione altissimi e non sappiamo più se riusciremo a farvi fronte. La cosa ancora più importante è che non sappiamo che cosa deciderà la politica sul tema. Tanti nostri associati non si iscriveranno più, mentre noi vorremmo una politica di ritorno nelle associazioni e nelle palestre, ma purtroppo è un tema del quale non si parla”, conclude amaramente Claudio.

Il 28 febbraio scade la riforma dello Sport, un tema da affrontare con la massima urgenza: “Ci aspettiamo che già nel Consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio sia approvato il Decreto” – spiegano i rappresentanti nazionali della CGIL – “Poi si aprirà un periodo della durata di due anni, nei quali sarà possibile intervenire per migliorarlo ulteriormente, sia sul versante dei lavoratori, sia per le associazioni, anche le più piccole, che hanno diritto alle condizioni minime per il proprio sostentamento. Per quanto riguarda la ripresa delle attività, siamo convinti che tante associazioni abbiano già fatto molti sforzi per adeguarsi alla situazione. Adesso sono le istituzioni che devono dirci quali sono le condizioni necessarie per riprendere a fare sport. Ad esempio limitando il numero di accessi nelle strutture: è chiaro che se tante persone entrano in una palestra si rischiano i contagi, ma questo vale anche per i luoghi di lavoro o gli uffici postali, dove però andiamo lo stesso perché ci sono delle motivazioni economiche per farlo. Ecco: bisogna capire che anche lo sport è una necessità”.

News Reporter
Giornalista professionista, ha diretto “Eurocalcio” ed è stato publisher tra gli altri, di “Superbasket” e “Hurrà Juventus”. Ha scritto anche per Sky Sport UK, ESPN, Football Business, Dieci, Calciomercato.com, Sportal ed attualmente lo potete leggere su TPI, Affari Italiani e ilfattoquotidiano.it. Ha scritto diversi libri, tra cui “Cambiare il mondo con un pallone - Da Nelson Mandela a Megan Rapinoe, da Diego Maradona a Che Guevara: Quando in gioco c’è l’identità”. Conduce “Brand Journalism” su Radio Lombardia e dal 2011 è consigliere del Municipio 7 di Milano per il PD, dove è stato anche Presidente della Commissione Sport. https://www.ledizioni.it/prodotto/cambiare-il-mondo-con-un-pallone/

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