Agiurgiuculese: “La mia ritmica vincente! Tokyo? Ecco come si disputeranno le Olimpiadi”
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Dici Alexandra Agiurgiuculese e subito pensi ad una giovane e bella donna (ha appena 21 anni) capace di riscrivere la storia della ginnastica ritmica italiana e non solo. Lei che, allenata da Spela Dragas, in carriera ha già vinto quattro medaglie agli Europei juniores del 2016 e nove in Coppa del mondo junior. Da senior non si è fermata, vincendo un oro ai Giochi del Mediterraneo 2018, diciassette titoli in Coppa del mondo e di due medaglie di bronzo ai Mondiali di ritmica 2018. Fino a divenire, nel 2020, la ginnasta azzurra di ritmica più vincente a livello internazionale nella storia dell’Italia. L’abbiamo incontrata a Milano, lei che è brand ambassador del Pulsee Italia Team.

Alexandra, a 20 anni è diventata l’azzurra di ritmica più vincente; sente il peso addosso delle responsabilità? 

“Non più di tanto, la prendo con leggerezza. Anzi, non me lo ricordo spesso, dovete farlo voi. Personalmente penso sempre alle sfide che mi do, gli obiettivi durante le gare… quanto fatto in passato è passato”. 

Vero, ma lei è riuscita anche ad inventare un salto nuovo… 

“Diciamo che devi trovare una forma che impegni un movimento ginnico, magari una spaccata, e sopra costruirci qualcosa di innovativo. È. difficile inventarne uno, esiste già praticamente tutto”.

E lei come ha fatto?

“E’ nato tutto quasi per gioco, mi divertivo a prendere in giro gli elementi della ritmica che nessuno fa… poi feci vedere un movimento alla mia allenatrice e mi ha sollecitato a provare a chiedere al CIO per l’approvazione. Ricordo che prima del mondiale tutti i giudici superiori erano dietro le quinte, ho eseguito il salto per loro. Laconicamente mi hanno detto ‘Approvato’. È finito tutto lì”. 

Alexandra Agiurgiuculese
Alexandra Agiurgiuculese

Dal Cassina all’Agiurgiuculese potremmo dire…

“Il mio salto lo chiamano ‘Elemento AG’, è più facile. Figurati un vietnamita che deve dire il mio cognome… Personalmente non manifesto e forse non mi rendo conto di essere una bomba”. 

E questa bomba come ci arriva a Tokyo 2021? 

“Da scaramantica. La gara è gara per tutti, punto ad arrivarci e punto molto in alto, ad una medaglia. L’importante è non arrivare quarti, piuttosto quinta!”.

Lei ha iniziato l’amore con la ritmica all’età di sei anni per correggere una malformazione alla colonna vertebrale…

“Vero. Mamma mi portò dal medico di famiglia per un controllo, la dottoressa vedeva una leggera scogliosi ma nulla di troppo serio; così consigliò di farmi fare sport. E vicino casa ho trovato una palestra. Economicamente eravamo messi malissimo, ma quando ho provato il primo giorno sapevo già fare tutto, spaccate, attrezzo… dissero a mamma che ero molto talentosa e mamma acconsentì a che continuassi”.

Da lì la nazionale rumena junior…

“A nove anni. Mio papà era in Italia da molti anni per lavoro, praticamente non lo conoscevo; lentamente la famiglia si sposta in Italia, prima mamma, poi mio fratello e mia sorella. Io resto con i nonni in Romania, poi in estate vado a provare una settimana di allenamento con una società a Sacile, dove ritrovo la mia allenatrice Spela che subito mi dice ‘Ma tu sei quella rumena con il cognome impossibile!’. Mi aveva vista in Romania e si ricordava di me”.

Dalla Romania alle Olimpiadi, covid permettendo… 

“Il CIO ci sta dicendo che le olimpiadi si faranno in una bolla, dove potrà entrare solo gente vaccinata sia tra gli atleti, sia tra giornalisti e pubblico. E nessuno potrà uscire e rientrare: noi della ginnastica ritmica, ad esempio, di solito rimaniamo massimo cinque giorni al villaggio olimpico. Ora invece tutti gli sport staranno dentro dall’inizio alla fine, ma a me va bene anche così pur di disputare le Olimpiadi”.

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News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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