Sandro Mazzinghi, l’uomo senza paura
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Sandro Mazzinghi è stato tra i pugili più amati dagli appassionati di pugilato. Ad ogni suo match riempiva i palazzetti, al pubblico piaceva il suo modo di boxare fatto di coraggio e forza fisica. Era cresciuto sotto le bombe della seconda guerra mondiale e aveva patito la fame, la vita gli aveva ritagliato un ruolo da combattente. La sua parabola umana e sportiva si intreccia perfettamente con quella dell’Italia del secondo dopoguerra. Sulla rivalità, vera, con Nino Benvenuti si è diviso un intero Paese. Ma non si è mai sentito veramente apprezzato, per via di una innata diffidenza che l’esperienza della guerra e le varie vicissitudini personali avevano alimentato in lui. E’ stato due volte campione del mondo nella categoria dei pesi superwelter, nel 1963 e nel 1968 , e cinque volte campione europeo. Ma non è mai entrato nelle simpatie della stampa specializzata. Lottava per avere rispetto, salire sul ring era per lui l’occasione per uscire dalle difficoltà. E ci ha insegnato a trovare in noi la forza di diventare ciò che sentiamo di voler essere. “Anche i pugili piangono”, scritto da Dario Torromeo. racconta la sua storia sportiva ma soprattutto umana. Dal quale il regista Mauro Parrinello ha ricavato uno spettacolo teatrale. Di seguito, le testimonianze.

Sandro Mazzinghi, un combattente nella vita prima ancora che sul ring

La vita non gli ha regalato nienteafferma Dario Torromeo, autore del libro “Anche i pugili piangono – Sin da quando, bambino, ha conosciuto dolore e privazioni per via della guerra” Cresciuto durante la seconda guerra mondiale, si è portato dietro per tutta la vita quella esperienza. Una esperienza che ne ha condizionato il carattere e la personalità. “Era diffidente con tutti, ha sempre avuto un problema a relazionarsi con il mondo dal quale non si sentiva accettato. Ma questo retroterra così doloroso, paradossalmente, lo ha aiutato. Dopo aver visto le bombe e sofferto la fame, salire sul ring contro un avversario è stato molto meno impegnativo”. Grande combattente, non solo sul ring. “Le sventure non lo hanno mai abbandonato, la morte della prima moglie in un incidente stradale, dopo soli dieci giorni di matrimonio, è stato uno degli episodi più drammatici della sua vita. E’ stato un grande combattente perché è stata la vita a imporgli quel ruolo. La sua fortuna è stata la famiglia, con il fratello Guido avrà un legame inscindibile fino all’ultimo giorno della sua vita

A bordo ring, il fratello Guido una presenza costante

Sandro Mazzinghi per il fratello Guido aveva una autentica venerazione – evidenzia Dario Torromeo – Per lui è stato un maestro, un educatore, un confidente. Lo sarebbe stato per tutta la vita” Anche quando Sandro Mazzinghi decise di fare il pugile. “Inizialmente, Sandro ha fatto il pugile per emulare il fratello, nel quale vedeva quello che avrebbe voluto essere” Guido Mazzinghi era stato un ottimo pugile dilettante, avrebbe portato la sua esperienza a bordo ring. “Quelli che combattevano contro Sandrosottolinea Mauro Parrinello, regista di “L’uomo senza paura. Storia di Sandro Mazzinghi e l’Italiacombattevano contro due Mazzinghi, all’angolo c’era il fratello Guido ” Un sostegno incredibile, quello di Guido Mazzinghi al fratello. “Le sue urla sovrastavano anche il frastuono di un palazzetto strapieno – conferma Dario Torromeo – Era sempre pronto ad aiutarlo, ogni qualvolta era in difficoltà” Il loro legame fortissimo, pensavano anche all’unisono. “Quando parlavi con uno di loro – prosegue Dario Torromeo – usavano dire sempre noi. Uniti sempre, in lotta con il resto del mondo. Per noi Mazzinghi il pane è inzuppato nel rischio, mi dicevano

Palazzetti stracolmi ad ogni match, ci sono anche le star dello spettacolo

Sandro Mazzinghi aveva un modo di boxare che piaceva, ad ogni suo match i palazzetti erano sempre stracolmi. “Sandro Mazzinghi era il coraggio, la perseveranza, la forza fisica. E li ha sfruttati al meglio, per due volte è stato campione del mondo. Ha disputato cinque europei e li ha vinti tutti e cinque. E in tutta la carriera ha perso solo tre match. Ha battuto Joe Gonzales, che aveva un pugno terribile che mandava al tappeto. E poi Fortunato Manca, Tony Montano, per due volte Ralph Dupas. Ma aveva anche le necessarie doti tecniche, il coraggio da solo nel pugilato non basta” Perché coraggioso, Sandro Mazzinghi lo era. “Era un’attaccante puro. E questo comportava che a fine match, qualunque fosse stato l’esito, ne avrebbe riportato i segni. Sapeva che doveva passare attraverso la sofferenza per arrivare al successo e alla soddisfazione e lo faceva senza tirarsi indietro. Come lui, Jack La Motta e Rocky Marciano. Pugili che dovevano soffrire per vincere, anche per caratteristiche fisiche

Sul ring per sentirsi accettato

Lottava per avere rispetto, non sentirsi accettato è stato il motivo che lo ha spinto a salire sul ring. Il suo coraggio partiva da lìIl pubblico apprezzava, attorno al ring anche celebrità dello spettacolo e dello sport. Andare a bordo ring nei grandi match era anche un evento mondano” In occasione della rivincita per il titolo mondiale il 17 dicembre 1965 contro Nino Benvenuti, attorno al ring siedono, tra gli altri, Delia Scala, Walter Chiari (che il pugilato lo aveva praticato a discreti livelli), Nicola Pietrangeli, Renato Rascel, Aldo Fabrizi e Renato Salvatori. Una partecipazione altissima, trasversale a tutti i ceti e professioni. “Addirittura in occasione del primo incontro Mazzinghi-Benvenuti sono stati intervistate le celebrità della musica leggera italiana di allora

Mazzinghi-Benvenuti, rivalità vera

Mazzinghi-Benvenuti, una rivalità attorno alla quale si è diviso un intero paese. “La loro rivalità, non a caso, è stata paragonata a quella tra Fausto Coppi e Gino Bartali” Diversissimi i due pugili, sul ring come nella vita. “Uno era tutto coraggio, fatica e sudore. L’altro era stilisticamente elegante, di bella presenza e dotato della capacità di entrare in empatia con chiunque” Una rivalità vera, sentita da entrambi. “Era una rivalità profonda. Per anni non si sono parlati, nonostante il rispetto reciproco” Comprensibile quindi come una sconfitta assumesse una intensità emotiva fortissima, al di là dell’evento sportivo. “Il primo ko con Nino Benvenuti fu per Sandro Mazzinghi un momento altamente drammatico. Avrebbe anche accettato la sconfitta – puntualizza Dario Torromeo – quel montante al sesto round era stato perfetto, da manuale. Quello che lo ha veramente ferito, è stato vedere il sorriso del rivale dopo la fine del match. Si sentì ferito dentro

L’ostilità della stampa

Sandro Mazzinghi, di ferite era solito sopportare il peso. “Non c’era match dove Sandro Mazzinghi non riportasse ferite sul corpo, sul ring dava tutto” Ma l’ostilità della stampa nei suoi confronti, lo amareggiava profondamente. Come in occasione della rivincita contro Nino Benvenuti. “Sandro Mazzinghi fece un match perfetto, un capolavoro – ricorda Dario Torromeo – Costrinse Nino Benvenuti a boxare al di sotto delle sue potenzialità, grazie a lui il match risultò sempre molto equilibrato” Alla fine la vittoria sarebbe andata a Nino Benvenuti, ai punti. “Nessun giornalista parlò del grande match di Sandro, tutti sottolinearono unicamente quello un po’ sottotono di Nino Benvenuti

Sandro Mazzinghi e l’Italia, profonda simmetria

C’è una profonda simmetria tra Mazzinghi e l’Italia, la sua parabola coincide con quella del Paese. Nasce sotto le bombe, cresce durante il periodo della ricostruzione, l’esplosione della sua carriera coincide con il boom economico. “Il pugilato ai tempi era poi talmente popolare che la sua storia si intreccia perfettamente con la storia del nostro paese – evidenzia Mauro Parrinello – Ho quindi voluto portarla a teatro, ispirato dal libro di Dario Torromeo e stimolato dall’idea di raccontare con un monologo una storia corale. Senza che fosse uno spettacolo documentaristico ma neppure uno spettacolo per soli appassionati di pugilato“. Perché ciò che Sandro Mazzinghi ci ha trasmesso, nella sua semplicità, è valido per ognuno di noi. “Quello che ha raggiunto nonostante le difficoltà è un esempio per tutti noi, trovare dentro di noi la forza di diventare quello che sentiamo di voler fare è stato il suo insegnamento

Uomo senza paura, innamorato del pugilato fino alla fine

Complice la chiusura dei teatri a causa della pandemia da Covid19, non abbiamo potuto portare in scena lo spettacolo – dichiara Mauro Parrinello – Avremmo dovuto debuttare a maggio dell’anno scorso al Festival Fringe di Torino, per ora siamo fermi. Ma la storia di Sandro Mazzinghi è così ricca che ho trovato altri passaggi, che non erano stati raccontati nel libro, da portare a conoscenza del pubblico attraverso pillole di pochi minuti” Pillole visionabili su facebook ogni venerdì alle 17 sulla pagina ufficiale di Sandro Mazzinghi. “Sandro avrebbe apprezzato, a lui piaceva raccontare – afferma Dario Torromeo – Cosa che, all’inizio della nostra conoscenza, mi ha francamente sorpreso. Me lo immaginavo scontroso e un pò brutale. Invece ho trovato una persona semplice ed ancora molto appassionata del pugilato. Quando raccontava, si metteva addirittura a mimare i colpi” Capace di emozionarsi quando, non più giovanissimo e a carriera conclusa, gli consegnarono nel 2019 il Collare d’Oro per il Merito Sportivo. “Un riconoscimento che lo rese felicissimo, anche, se in cuor suo – conclude l’autore di ” Anche i pugili piangono” – avrebbe preferito ricevere maggiore considerazione nel corso della carriera” Questo era Sandro Mazzinghi, “l’uomo senza paura”

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