Addio al campione Marvin Hagler, 66 anni. ‘The Marvelous’ viveva anche a Milano
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Addio a Marvin Hagler, 66 anni. Conosciuto come ‘The Marvelous’, il campione mondiale dei pesi medi negli anni Ottanta è morto improvvisamente mentre era nel New Hampshire. Ancora sconosciute le cause del decesso. Ad annunciare la scomparsa del pugile la moglie Kay Guarrera attraverso un post su facebook.

“Mi dispiace fare un annuncio molto triste. Oggi purtroppo il mio amato marito Marvelous Marvin è morto inaspettatamente a casa sua qui nel New Hampshire”, si legge. “La nostra famiglia chiede di rispettare la privacy in questo momento difficile”.

Marvin Hagler e l’Italia

Amava l’Italia, tant’è che dopo il ritiro si era trasferito nel nostro Paese a Rozzano tentando la carriera di attore. Era anche amante del calcio. Marvin Hagler tifava per la Sampdoria. Qualche tempo fa in un’intervista a Il Giorno, il campione mondiale parlò del suo rapporto con l’Italia: “È un Paese bellissimo… Pat, il mio manager e Goody Petronelli, il mio allenatore, erano Italiani, ma non è stata la ragione per la quale sono venuto qui. Il regista Antonio Margheriti mi chiamò per fare Indio, un film di avventura, e così andai a Roma. Poi girammo Indio 2 fra Roma, le Filippine e Milano e da quel momento vado e vengo dall’Italia, mia moglie poi è italiana ma è una persona molto riservata quindi… non dico altro. Come mi trovo? Ho una casa in Italia dove vengo spesso, mi piace la gente, la vostra cultura, mi trovo bene con gli Italiani: hanno un grande cuore”.

Marvin Hagler alias Il Meraviglioso

Con la scomparsa di Marvin Hagler la boxe perde una delle sue leggende. Raramente un alias ha descritto alla perfezione un pugile come quello dato ad Hagler: ‘The Marvelous’, ‘Il Meraviglioso’. Meravigliosa era la sua tecnica, meravigliosa era la sua forza di carattere sul ring, la capacità di tenere duro per arrivare ai vertici anche nei momenti di difficoltà. Mancino, potente e tecnicamente raffinato, determinato. La boxe – come riporta Repubblica – ce l’aveva nel destino, probabilmente da quando, all’età di 13 anni, si trasferì con la famiglia a Brockton -città che era stata il quartier generale di un altro mito della boxe come Rocky Marciano- ed entrò nella palestra dei fratelli Petronelli.

Marvin Hagler 49 incontri prima di battersi per il titolo mondiale

Passato professionista nel 1973, dovette aspettare ben 6 anni e ben 49 incontri per battersi per il titolo mondiale. Una attesa incredibile, soprattutto se paragonata a quella di qualche pugile attuale che, anche per il proliferare delle sigle, ha la grande chance dopo pochi match. Quella chance Hagler la ottenne per il 30 novembre 1979, una data che lo scolpì nella memoria degli appassionati italiani. Contro Vito Antuofermo, il Paisà di Palo del Colle emigrato negli Stati Uniti, fu una battaglia selvaggia. Per molti addetti ai lavori, dopo 15 riprese senza soste Marvin Hagler l’aveva spuntata, ma un finale commovente di Antuofermo, ridotto ad una maschera di sangue (gli furono applicati settanta punti di sutura al volto) convinse i giudici a dare il match pari, lasciando il titolo nelle mani dell’italiano che ne era detentore.

Ma l’appuntamento fu solo rinviato. Hagler quella corona se la prese di forza nel 1980 alla Wembley Arena di Londra, quando distrusse un inglese dagli occhi di ghiaccio, Alan Minter, che due anni prima con i suoi colpi aveva causato la morte del pugile di Tarquinia Angelo Jacopucci. In una notte intrisa di razzismo, molti aderenti al National Front, vedendo il loro pugile distrutto in tre round, scatenarono l’inferno lanciando sul ring una pioggia di bottiglie di birra ancora piene e qualunque altra cose capitasse loro tra le mani.

Ma ormai il titolo era di Hagler. Ci mise tanto a prenderselo, ma una volta compiuta la missione se lo tenne a lungo, senza mai tirarsi indietro di fronte a nessuno. Sette anni di regno e undici difese. Affrontò tutti i migliori, da Roberto Duran a Thomas Hearns (distrutto in tre round in uno dei match più belli di sempre) a John Mugabi, l’ugandese con il quale diede vita ad una sesta ripresa di elettrica violenza. Fino all’ultimo match, contro Ray Sugar Leonard. Quando i giudici diederò il verdetto a Leonard, si sentì defraudato e disse basta. Non tornò indietro, non sentì come tantissimi altri grandi, il richiamo della foresta. Restò nella boxe, ma solo in veste di commentatore.

Il Meraviglioso e il gancio destro

Amava l’Italia Marvin Hagler. Si era trasferito a Milano, aveva anche tentato la carriera cinematografica (il ruolo più conosciuto in un film di medio successo dal titolo Indio), la moglie era napoletana e lui si era persino appassionato al calcio: tifava per la Sampdoria. L’Italia amava lui. Come quando nell’ottobre del 1982 difese il titolo contro Fulgencio Obelmeijas al Teatro Ariston di Sanremo, un prodigio organizzativo di Rodolfo Sabbatini, il promoter romano che aveva stretto una collaborazione con uno dei grandi della boxe americana, Bob Arum. Il match iniziò alle 4 del mattino per permetterne la trasmissione in prima serata negli Stati Uniti, ma questo non scoraggiò nè il pubblico televisivo, nè tanto meno la folla che gremì il tempio della canzone. Hagler, mancino ma straordinariamente completo, quel match lo vinse alla quinta ripresa con un gancio destro.

News Reporter

3 thoughts on “Addio al campione Marvin Hagler, 66 anni. ‘The Marvelous’ viveva anche a Milano

  1. Marvin quante notti a tifare per te eri il più grande ,riposa in pace e che Dio ti benedica ciao ti ricorderò per sempre

  2. Il numero 1 per carattere e perché il più completo.
    Vederlo combattere è stato uno spettacolo unico.
    Ogni volta.

  3. RIP, Marvin.
    He was a very nice and humble person.
    I met him twice in Milan, Hotel Jolly Touring, were I was attending some business meetings and a course.
    First time we met, he was seated in the lobby, alone. I recognized him and started to talk with him for a 10 minutes.
    A few weeks later I met him again there, he recognized me, and had a talk. He was explaining he was living in Milan, for some time, since he was performing in a film.
    I keep a very nice memory of our meetings.
    He was friendly and pleased to talk to me.

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