Milan, i numeri di Pioli: meglio di Allegri, forte come Ancelotti
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Numeri da capogiro, numeri da vincente. In barba a chi, alla prima sconfitta, aveva subito gridato allo scandalo chiedendo spiegazioni e parlando di crisi, vera o presunta. Quella di Stefano Pioli al Milan è un’esperienza da vincente e, a suffragare questa tesi, ci sono i numeri. Freddi numeri, certo, ma che meglio di tutti, al pari delle vittorie, di norma spiegano se e come i progetti possano davvero definirsi vincenti.

Milan, tutti i numeri di Stefano Pioli

E l’esperienza al Milan di mister Stefano Pioli, ad oggi, non può che essere considerata assolutamente positiva. Quest’anno la truppa rossonera viaggia a vele spiegate, con 2,11 punti di media a partita ed un secondo posto tanto prestigioso quanto meritato. Qualcosa di sublime, per chi ha dovuto raccogliere il Milan dalle ceneri della disastrosa (e per fortuna breve) gestione di Marco Giampaolo cercando di ricreare un gruppo vincente e coeso. Cosa peraltro già riuscita nella passata stagione, dove al netto di un inizio da incubo (con il punto più basso di quel malinconico e pesante 0-5 subito a Bergamo contro l’Atalanta a dicembre 2019) alla fine della stagione Pioli ha concluso con un bottino di 1,84 punti di media a partita, grazie soprattutto al lungo periodo di imbattibilità durato in campionato dall’8 marzo 2020 al 6 gennaio 2021, quando la Juventus mise fine ad una vera e propria epopea aprendo un mese di gennaio molto complesso per i colori rossoneri. Mai, nella sua carriera, Pioli era riuscito comunque a raggiungere queste vette, nemmeno ai tempi dell’Inter (si era fermato a quota 1,70 punti conquistati di media a partita).

Meglio di Allegri, Capello, Zaccheroni, Leonardo, Gattuso e Montella

Ma se si allarga il raggio agli ultimi 25 anni di storia del Milan, ecco la sorpresa: Pioli, insieme ad Ancelotti, è l’allenatore rossonero con la media punti più alta: ben 1.97. Verrebbe da chiedersi, dunque, che cosa avrebbe potuto fare il tecnico emiliano se avesse potuto iniziare la scorsa stagione sulla panchina rossonera, anche se ovviamente una riprova non è lecito averla. I numeri però ci dicono che Pioli sta andando meglio in campionato anche di chi, in maglia rossonera, ha vinto; come Allegri, fermo a quota 1.92 e vincitore dell’ultimo Scudetto rossonero nel 2011; seguito da Leonardo (1.84) e Gattuso (1.81). Dietro al Ringhio nazionale c’è Zaccheroni, che vinse il tricolore nel 1999 con una prodigiosa cavalcata beffando all’ultima giornata la Lazio, con i suoi 1.79 punti a partita. Più indietro, invece, Capello (1.74) e Montella (1.60), con l’ex Aeroplanino che, ad oggi, è l’ultimo allenatore ad aver sollevato un trofeo dalle parti di Milanello (la Supercoppa Italiana del 2016 vinta ai rigori contro la Juventus a Dubai).

I fedelissimi di Pioli, non solo Kessie

Ma quello che Pioli è davvero riuscito a fare nel suo primo anno e mezzo di Milan è stato conquistare tutti: lo amano i tifosi, ai quali finalmente ha ridato la gioia di vedere un Milan nelle zone nobili della classifica, come non accadeva da anni, e che soprattutto non ha collezionato figuracce in Europa, uscendo contro il Manchester United in Europa League al termine di due gare dove, forse, i rossoneri avrebbero anche meritato sorte differente. Lo amano in società, per il suo essere un grande lavoratore e per non aver mai alzato la voce, ad esempio, nemmeno quando tutti lo davano per sicuro esonerato per far posto a tale Ralf Rangnick da Backnang (a proposito, ma che fine ha fatto?). ma lo amano soprattutto i giocatori, con i quali il tecnico è riuscito a creare un rapporto speciale, di fiducia reciproca; un rapporto fatto di sincerità e lealtà, che ha portato alcuni elementi ad essere dei veri e propri fedelissimi del tecnico: è il caso, ad esempio, dell’infaticabile Franck Kessie, che con Pioli ha giocato 71 gare sulle 78 totali. L’ivoriano è seguito a ruota da Theo Hernandez e Calhanoglu, entrambi a quota 64. E poi Romagnoli, Castillejo e Leao, a quota 60 presenze, seguiti da Calabria e Bennacer (rispettivamente 53 e 52 gettoni).

Il rapporto speciale con Ibrahimovic

Senza dimenticare l’apporto, determinante, che ha dato alla crescita di rendimento di tutta la squadra Ibrahimovic: “Ho Zlatanizzato Pioli” aveva detto tempo fa lo svedese parlando del grande rapporto che esiste tra i due. Perché, si sa, quando hai una prima donna come lo svedese in squadra devi essere bravo anche a saperlo gestire: “È un rapporto di rispetto dei ruoli e fiducia reciproca. Mi dice sempre ‘tu fai allenatore ed io il giocatore’”. E il segreto del Milan di Pioli, forse, è tutto qua.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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