Milan: la parabola discendente di Hauge e un futuro lontano da Milanello
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Da acquisto lampo ad ultimo nella scala gerarchica, da novità assoluta da sfruttare nel migliore dei modi a giocatore finito nel dimenticatoio. È davvero strana la parabola che vede protagonista Jens Petter Hauge, 21enne esterno offensivo norvegese. Un amore, quello tra lo scandinavo e il Diavolo, scoppiato in quella lontana serata del 24 settembre 2020, quando il suo piccolo Bodo Glimt si presentò a San Siro per sfidare il gigante Milan nel terzo turno preliminare di Europa League. I rossoneri vinsero 3-2, ma Hauge si conquistò le copertine della serata con un gol, un assist e una prestazione di altissimo livello. Tanto buona che indusse la dirigenza rossonera a concludere il suo acquisto, lui che era già stato monitorato dagli scout milanisti per diversi mesi.

L’amore immediato, come Savicevic, Papin, Weah e… Kutuzov

Detto, fatto: Hauge diventa un giocatore rossonero l’1 ottobre, firmando un contratto fino al 2025 e dietro pagamento di cinque milioni di euro per il suo cartellino. Sembra l’inizio della classica storia d’amore tra il Milan e un nuovo giocatore, quel Diavolo non più tentatore ma sedotto e innamorato. Cosa accaduta a moltissimi calciatori prima del giovane scandinavo, ma con fortune decisamente alterne: perché se è vero che il primo, vero colpo di fulmine del Milan ebbe per oggetto un certo Savicevic, uno che fece impazzire Baresi e compagni nella doppia sfida contro la Stella Rossa negli ottavi di finale di Coppa dei Campioni del 1988, è altrettanto vero che non tutti hanno avuto la fortuna del montenegrino in maglia rossonera. È il caso di Lentini, un acquisto che fece scalpore per la somma spesa dal Milan (65 miliardi di lire), mentre Papin e Weah hanno scritto pagine indelebili di un Milan vincente. Così come Desailly, acquistato nel novembre del 1993, a distanza di pochi mesi dalla sconfitta contro il Marsiglia del Milan in finale di Coppa dei Campioni all’Olympiastadion di Monaco di Baviera. Ma che dire dei vari Dugarry, Blomqvist, Andersson, Kluivert e Kutuzov, gente che dalle parti di Milanello ha conquistato un armadietto nello spogliatoio e nulla più.

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L’inizio del declino

Hauge, però, punta in alto, anche se la sua corsa improvvisamente si è ferma. Da arma a ultimo rincalzo, il passo è stato veramente breve: “La mia ambizione è anche uno dei motivi per cui ho deciso di venire al Milan, qui ci sono tanti grandi giocatori e devo essere al meglio ogni giorni se voglio migliorare – aveva detto a suo tempo Hauge – la concorrenza è positiva”. L’inizio promettente, con 19 minuti nel match vittorioso contro lo Spezia, prima del coronavirus che lo tiene lontano per due gare (Sparta Praga e Roma). Un gol al Celtic Glasgow in Europa League e tanti spezzoni di gara fino alla prima da titolare, contro il Lille il 26 novembre, quattro giorni dopo la sua rete nel 3-1 al Napoli al San Paolo. Poi, l’inizio del declino: perché dietro ai tre titolari della trequarti offensiva, vale a dire Saelemaekers, Calhanoglu e Rebic, spesso Pioli ha fatto ruotare Castillejo, Leao, Krunic e Brahim Diaz, con Hauge sempre ultima scelta. E sono i numeri a dirlo: finora, per lui, 17 presenze in Serie A (ma solo 503’ giocati, per una media di 29 minuti a partita), una in Coppa Italia e una addirittura con la Primavera (0-0 contro la Roma il 10 marzo). Con la beffa, dopo il mercato invernale, dell’esclusione anche dalla lista UEFA consegnata per la fase ad eliminazione diretta dell’Europa League, per fare spazio a Mandzukic, Tomori e Meité. E ora, che ne sarà di Hauge?

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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