Milan: la giovane Italia che fa ben sperare
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Non sarà forse proprio legato al sogno di Silvio Berlusconi, che immaginava un Milan giovane e italiano, ma di certo la componente patriottica in questo giovane Diavolo non manca. E, dall’alto di un  attuale ottimo secondo posto e di un percorso in Europa League di tutto rispetto, non può che far piacere vedere così tanti giovani italici calcare i campi di mezza Italia e, nel contempo, portare anche ottimi risultati alla causa. La strategia di Elliott, al suo arrivo al Milan, era di puntare su giocatori giovani, di potenziale, che potessero subito dare una mano nella crescita del club. Non era prevista l’obbligatorietà che fossero italiani, certo, ma chiaramente quando ti ritrovi in gruppo dei giovani talenti tricolore, non puoi fare altro che lavorare con loro e provare a valorizzarli.

Milan, l’importanza di Donnarumma, Calabria e Romagnoli

E l’importanza della compagine italiana all’interno del gruppo diretto in panchina da Stefano Pioli è sancita dai numeri relativi alle presenze e al minutaggio della rosa fino a questo momento. Una classifica che vede in cima Gigio Donnarumma, il quale con 38 presenze su 39 convocazioni e 3.450 minuti collezionati finora risulta essere il giocatore più utilizzato in stagione. Lui che ha lasciato spazio a Tatarusanu solo in cinque circostanze: tre per necessità (contro Sparta Praga e Roma non giocò causa coronavirus, nei quarti di Coppa Italia contro l’Inter per squalifica) e due per scelta tecnica (nuovamente contro Sparta Praga e contro il Torino in Coppa Italia). Dietro a Donnarumma due fedelissimi di Pioli come Kessié e Theo Hernandez, giocatori insostituibili all’interno dello scacchiere tattico; ma subito dopo ecco apparire altri due italiani, Davide Calabria e Alessio Romagnoli: per il primo 32 presenze e due gol finora, con un totale di 2.720 minuti giocati; per il centrale di Anzio 28 presenze e un gol (2.530 minuti per lui). Di certo la fortuna è stata ritrovarsi questo terzetto già in casa: Donnarumma fu lanciato da Mihajlovic nel 2016, Calabria due anni dopo ma, in generale, entrambi sono prodotti del settore giovanile rossonero. Romagnoli, invece, è l’ultima eredità della gestione Berlusconi, visto che fu uno degli acquisti di Galliani nell’ultimo periodo della sua gestione sportiva.

Gabbia e Tonali, gioie a fasi alterne

A fasi alterne, anche Matteo Gabbia e Sandro Tonali sono stati capaci di ritagliarsi spazi molto importanti: il primo ha ‘tirato la carretta’ soprattutto all’inizio, quando a turno Kjaer, Duarte, Musacchio e lo stesso Romagnoli si sono trovati a dover fronteggiare infortuni o quarantena causa covid (cosa accaduta, peraltro, anche allo stesso Gabbia); tra dicembre e gennaio, poi, la rottura del legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro l’ha costretto ai box. Discorso quasi opposto, invece, per Tonali; che dopo un primo periodo di assestamento, anche grazie al lungo infortunio di Bennacer, è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante in mediana al fianco di Kessie; l’arrivo di Meité a gennaio, poi, ha dato a Pioli più alternative ma l’ex Brescia è rimasto sempre uno dei protagonisti.

Colombo, Maldini & Co, poca fortuna e poco spazio

Poca fortuna, invece, per il resto della ciurma italica: prima del passaggio in prestito alla Cremonese Lorenzo Colombo aveva disputato solo nove gare, condite da un gol (ma solo 276 minuti giocati); ancora meno spazio per Daniel Maldini, attualmente infortunato (nove gare ma solo 204 minuti giocati). Ma il serbatoio Primavera è grande e Pioli, a più riprese, ha attinto a piene mani per le sue convocazioni: da Olzer (15’ in stagione per lui) a Frigerio, fino a Tonin, Moleri, Di Gesù e Stanga. La giovane Italia di casa Milan è pronta al grande salto, magari già a partire da quest’ultima parte, importantissima, di stagione.

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News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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