Ibra in un ristorante a Milano in piena zona rossa: cos’è successo
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Ibra in un ristorante a Milano in piena zona rossa. Subire un’ingiustizia e trasgredire le regole, tutto in appena 19 ore; vale a dire il tempo intercorso tra il match di sabato del Milan a Parma e il “ritrovo di lavoro” organizzato in un ristorante meneghino in piena pandemia. Un vero e proprio weekend di paura, quello di Ibrahimovic. Che tra espulsioni giuste o ingiuste (domani uscirà il verdetto del giudice sportivo sul rosso ricevuto dall’arbitro Maresca in occasione della già citata sfida contro i ducali) trova anche tempo per farsi ritrarre a pranzo in un ristorante cittadino.

Ibra in un ristorante a Milano in piena zona rossa, cos’è accaduto

Pizzicato, verrebbe da dire, perché in zona rossa è assolutamente vietata l’apertura alle attività di ristorazione con servizio al tavolo. E invece, come mostrato dal sito fanpage.it con tanto di foto a corredo, l’attaccante svedese avrebbe organizzato un ritrovo presso il ristorante “Tano passami l’olio” di via Petrarca, al quale ha partecipato anche l’ex terzino del Milan Abate. Il fatto, sempre secondo la ricostruzione del portale, risalirebbe a domenica alle 13.30: Ibra avrebbe pranzato nel locale spendendo 300 euro, così come gli altri commensali. Interpellato a riguardo Tano Simonato, il titolare del ristorante, ha affermato: “Non è venuto a pranzo, era solo una visita di cortesia”. Di certo, però, a livello di immagine Ibrahimovic non ne esce bene: anche se fosse stata solo una visita di cortesia, la stessa andrebbe a prescindere contro le disposizioni del decreto in vigore.

La pessima immagine trasmessa da Ibrahimovic

Ibra, rimasto per un’ora nel locale, nelle immagini diffuse da fanpage.it viene mostrato assieme ad altri quattro commensali e senza mascherina: seduti ad un ristorante in zona rossa, in un numero non consentito e senza mascherina, non la migliore delle immagini da trasmettere per uno che, a detta di tutti, dovrebbe essere il leader della squadra. E, di conseguenza, dare il buon esempio. Pranzo o incontro privato, di certo il giallo rimane e la figuraccia è apparecchiata. Dall’ambiente rossonero e da fonti vicine al giocatore hanno cercato di ridimensionare l’accaduto, etichettandolo a mero meeting di lavoro. Una spiegazione che difficilmente sarà sufficiente per calmare le acque su un polverone che si è innalzato in un momento assai delicato della stagione del Milan, ancora in piena corsa per un posto in Champions. E pensare che Ibra era stato scelto come testimonial contro il Covid da Regione Lombardia: “Usa la testa e rispetta le regole: distanziamento e mascherine”, erano state le parole pronunciate dallo svedese.

Domani il Giudice Sportivo deciderà sulla squalifica

Intanto sale l’attesa per la sentenza del Giudice Sportivo, che domani emetterà il suo verdetto circa l’espulsione ricevuta da Ibra sabato a Parma. Le strade sono molte: squalifica di una giornata, di due o addirittura nessuna squalifica. “Sarà fatto certamente ricorso se le giornate di squalifica saranno due – le parole di Cantamessa, avvocato del Milan, a Radio Kiss Kisstutto dipenderà da ciò che Maresca ha scritto nel referto: se l’arbitro ha dubbi su quanto sentito lo scriverà e il risvolto potrebbe essere clamoroso. Se ammetterà di aver sbagliato, Ibra potrà giocare già domenica pur essendo stato espulso a Parma”. Quel che appare certo è il coordinatore degli arbitri, Rizzoli, ora concederà un po’ di riposo forzato a Maresca.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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