Milano Quanta-Asiago Vipers: il cuore a metà di Luca Rigoni, l’intervista
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La semifinale Scudetto della Serie A di hockey inline metterà di fronte il Milano Quanta e gli Asiago Vipers. Vale a dire le due società più vincenti nella storia di questo sport, coloro che hanno vinto 16 degli ultimi 20 scudetti dal 2000 ad oggi. Milano indiscussa dominatrice dell’ultimo decennio e Asiago che si riaffaccia in semifinale proprio dopo dieci anni. La serie comincerà mercoledì 21 aprile, con gara-1 in programma ad Asiago. Città patria di Luca Rigoni, coach del Milano Quanta per il quale questa semifinale Scudetto avrà un sapore molto particolare.

Coach Luca Rigoni, come si presenta il Milano Quanta?

“Le sensazioni sono buone, abbiamo disputato un buon quarto di finale contro una squadra di tutto rispetto come il Real Torino. Ci mancherà Barsanti, si è procurato una lussazione alla spalla destra. Mi dispiace per lui, per noi è una pedina importantissima”.

Ora sotto con gli Asiago Vipers

“Sappiamo che non sarà facile, contro una squadra che in questo momento vive sulle ali dell’entusiasmo. Io l’ambiente di Asiago lo conosco bene, non si lasceranno scappare quest’occasione. Giocheranno con il coltello tra i denti”.

L’ha sorpresa l’eliminazione di Ferrara proprio per mano di Asiago?

“Assolutamente no. Certo che i Warriors erano la seconda forza del campionato e averli eliminati permetterà ai Vipers di giocare più rilassati, per loro potrebbe essere più facile”.

Ma gli Asiago Vipers fanno paura?

“Io l’ho sempre considerata squadra pericolosa, è arrivata con merito tra le prime quattro d’Italia ma sopratutto non ha rubato nulla, perché questo è il vero Asiago. Ero convinto che potesse farcela contro Ferrara. Hanno buonissimi giocatori d’esperienza e ragazzi che provengono dal ghiaccio, sanno giocare e poi hanno il portiere della nazionale”.

E avranno dalla loro il fattore campo… 

“Questa è una cosa che non condivido, ma è stata una regola votata dalle società ad inizio stagione. Due sole società hanno votato contro, una era proprio Milano. Oggi tutto questo arriva a nostro discapito e non abbiamo fatto nulla per meritarcelo, la logica dovrebbe dire che noi, terzi in regular season, giocassimo in casa, invece che la settima in classifica”.

Annata decisamente storta…

“Quest’anno va così, ci rimettiamo noi per l’ennesima volta. Tra covid, penalità, multe e gare perse a tavolino, è stata una stagione davvero tribolata. Però siamo arrivati fino a qui e vogliamo andare avanti. Questo ripagherebbe i tanti sacrifici di molti, soprattutto dei giocatori. Se perdiamo vogliamo perdere perché gli altri sono stati più forti”.

E il ruolo di sfavorita aiuta in questo percorso?

“A me sinceramente non ha mai pesato. Sono a Milano da tanti anni e prima giocavo con i Vipers, nella mia carriera nell’hockey inline ho sempre avuto il ruolo del favorito. Mi gasava questo. Non mi cambia la vita se è Vicenza la favorita. Ovvio, non essendo favoriti un po’ di pressione te la toglie, ma i miei giocatori hanno le spalle larghe”.

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Milano-Asiago, per Luca Rigoni una sfida nella sfida

“Sarei un bugiardo a dire che non proverò emozione. Asiago è sempre stata la mia squadra e il mio paese, giocare contro i Vipers è sempre particolare. Poi il lavoro è lavoro e farò di tutto per arrivare in finale con il Milano Quanta. Se perdessimo contro Asiago l’amaro in bocca sarebbe un po’ meno amaro. È ovvio che non mi è mai piaciuto giocarci contro, ho sempre rispettato quel gruppo di amici. Ma sono l’allenatore del Milano Quanta e quando il disco toccherà la pista l’emozione passerà. Noi pensare in grande, come sempre”.

Rigoni, ma quanti chilometri si fa alla settimana? 

“Abito ad Asiago e giochiamo e ci alleniamo a Milano. In media scendiamo giù due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì. Poi rimaniamo a Milano che, di solito, sabato giochiamo. Sono otto volte al mese per 600 chilometri circa, tra andata e ritorno. A volte capita di farlo anche tre volte a settimana, dipende dagli impegni. Ma per l’hockey questo ed altro”. 

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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