Emanuele Ferrari: da Cobra di Bruzzano a barista di Senago, l’intervista
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Nuova vita per Ferrari, che sogna in grande e non si ferma mai

Dici Emanuele Ferrari e subito pensi ad un bomber di razza, ragazzo capace di trascinare anche quest’anno il Milano Quanta alla finale Scudetto. Serie di finale che prenderà il via sabato 8 maggio e vedrà di fronte Milano e gli acerrimi nemici dei Diavoli Vicenza. Emanuele, però, nel frattempo ha deciso di diventare grande. E di coronare finalmente il suo sogno: aprire un bar. La nostra intervista

Emanuele Ferrari, da Cobra di Bruzzano a barista di Senago: ci spiega questa sua nuova avventura?

«Abbiamo aperto ufficialmente il 15 aprile scorso. Per ora riesco ad unire l’impegno lavorativo con quello sportivo, anzi. Diciamo che il secondo mi aiuta anche ad evadere un po’».

Cioè?

«Passo al locale in media 16/17 ore, poi stacco e vado a giocare. E mi diverto, cambio un po’ aria. È un toccasana direi… Comunque era già un paio di anni che volevo mettermi in proprio e aprire un’attività. Ho cercato ma non ho trovato nulla d’interessante; poi, per puro caso, ho trovato un bar che dava in affitto i muri e gli ho detto subito sì, senza pensarci troppo. Era una cosa che mi sentivo di fare».

E poi, com’è andata?

«Sono partito subito con i lavori, ho impiegato un mese e mezzo per farlo come volevo io. E il 15 aprile abbiamo aperto. Siamo molto contenti, speriamo di fare molto bene e far venire tanta gente all’aperitivo per provare le nostre tapas e i nostri taglieri di affettati vari»

Il bar lo usate anche per attività di squadra? Pre gara, terzo tempo, ecc…

«Ad oggi sono passati tutti a trovarmi e questo è molto bello. Perché se uno di noi fa un passo così importante, tutti sono contenti. E infatti sono passati spesso per colazioni e aperitivi. Terzo tempo? Ancora no, c’è per il coprifuoco. Ma nella normalità sì, il locale sarebbe stato pensato anche per il terzo tempo. Quando giochiamo in casa, al sabato, vengono a fare colazione da me, gliela do io la carica giusta»

Come farà a coniugare sport e lavoro?

«Si fa, con tanta fatica ma si fa. E poi se uno si mette in testa degli obiettivi e vuol fare bene le cose, le fa bene a prescindere. Basta organizzarsi, anche se devo ringraziare soprattutto la mia ragazza, che mi copre e mi aiuta tantissimo. Senza di lei forse questa cosa qua non sarebbe partita. Hockey e lavoro, ad oggi, riusciamo a farli convivere. Speriamo anche da settembre, magari disputando anche un’ottima stagione».

Il tuo sogno per il futuro?

«Mi vivo questo, per ora, che era uno dei miei sogni nel cassetto. E poi, pian piano, chissà: magari aprire una gelateria? Per ora mi godo il momento e me lo coccolo, più avanti si vedrà cosa fare e come andrà. Spero ovviamente di ingrandirmi e togliermi molte soddisfazioni».

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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