Filippo Tortu male a Ginevra: e ora?
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Poca gloria e qualche preoccupazione accompagnano l’esperienza di Filippo Tortu sui 100 metri in quel di Ginevra. Il giovane azzurro, che aveva preferito il meeting in terra elvetica al Golden Gala di giovedì scorso, non è uscito brillantemente dai blocchi di partenza e non è poi riuscito a distendersi al meglio. La sua seconda uscita stagionale a livello individuale, dopo il 10.18 maturato a Rieti il 22 maggio, si chiude con il terzo posto alle spalle del francese Mouhamadou Fall (10.26) e del keniano Mark Otieno Odhiambo (10.29). Il 10.30 fatto registrare da Filippo Tortu non lo rende di certo felice, soprattutto alla luce del fatto che, per un ragazzo che punta alle Olimpiadi di Tokyo 2021 (ma al momento non è ancora in possesso del minimo) e che due anni fa disputò la finale sulla distanza regina ai Mondiali, questi riscontri cronometrici non aiutano.

Filippo Tortu non bene a Ginevra

È andato praticamente tutto storto al 22enne milanese. Condizione fisica non ancora ottimale (ad un mese e poco più dal via delle Olimpiadi?), spina in partenza non pervenuto e allungo mai registrato. Non gira nulla per l’ex primatista italiano (9.99 nel 2018), che si è visto sfuggire di mano il suo record a causa della grandissima prestazione di un mese fa a Savona da parte di Marcell Jacobs, che fermò il cronometro su 9.95.

Madrid per rilanciarsi 

Ora ci sarà il Meeting di Madrid, settimana prossima. Location che lo riporta indietro proprio al record del 2018, quando fu il primo italiano a scendere sotto i 10 secondi in condizioni di vento regolari. In sostanza, un passo indietro rispetto all’esordio di Rieti e molti rispetto alle attese. «Avrei dovuto correre più forte di come ho fatto» le parole di un Filippo Tortu chiaramente deluso all’arrivo.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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