Manfredi Rizza: “Tokyo 2020, era il mio posto e il mio momento”
Ti piace questo articolo? Condividilo!

Giornata speciale all’Idroscalo di Milano per Manfredi Rizza. Durante i Campionati Italiani di canoa velocità, è andata infatti in scena una cerimonia di premiazione del Primo Aviere medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 nel K1 200 metri. Noi di MilanoSportiva lo abbiamo intervistato per parlare di questa impresa e non solo.

L’intervista a Manfredi Rizza

“E’ stata una bella celebrazione. Fa piacere festeggiare con quella che è stata la mia famiglia in questi anni, visto che ho trascorso più tempo in raduno che a casa. L’unica sensazione strana è stata legata al fatto che non ero in acqua come tutti gli altri. Mi sono sentito anche un po’ in colpa perchè a me piace lavorare e sporcarmi le mani ma queste cose danno un bel messaggio anche a chi sta fuori“.

Da Rio 2016 a Tokyo 2020

“Non dico che sia stata una semplice conseguenza ma nella canoa non si improvvisa niente, non c’è l’estro, è tutto lavoro quotidiano che alla fine viene premiato. Dopo Rio 2016 non ero neanche sicuro di continuare a gareggiare ma quando è stata presentata Tokyo 2020 mi sono detto che ci sarei dovuto essere. E’ stato un lungo cammino ma che è valso ogni passo”.

Paura e orgoglio

“Ho vissuto nella paura per due giorni. E’ facile dire che si lavora per il podio ma quando sei lì la tensione c’è eccome. A quel punto entra in gioco la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile in fase di preparazione. Rispetto a Rio sento di essermela proprio goduta perchè avevo la necessaria maturità. Sentivo che quello era il mio posto e il mio momento”.

Covid-19

“L’assenza del pubblico non è stata un problema. Io ho pensato solo a gareggiare. Non mi sono neanche lasciato distrarre dai risultati che arrivavano dagli altri sport. Mi è piaciuta molto però l’aria che si respirava a livello di spedizione azzurra, che si stesse realizzando qualcosa di mai fatto, come si è visto per esempio nell’atletica. Quello in effetti è stato positivo”.

Futuro

Fare di più è difficile, da atleta dopo averlo fatto mi sono reso conto di quanto lavoro ci sia dietro a un risultato del genere. Visto che cambieranno le distanze non sarà facile. Fossero rimasti i 200 avrei avuto un’altra prospettiva. Il futuro sarà sicuramente in canoa, almeno per il momento, ma bisognerà lavorare per una squadra forte, degna delle migliori al mondo. Spero possa essere quindi d’aiuto la mia esperienza”.

News Reporter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa i cookie. Continuando a visitare queste pagine accetti la nostra Cookie Policy. Leggi di più

Questo sito abilita l'utilizzo dei cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie.

Chiudi