Il Grande Slam, storia di ragazzi divenuti campioni
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Ragazzi divenuti campioni. Ma soprattutto uomini veri, che sul campo hanno mostrato tutto il loro valore, Non solo tecnico ma anche umano. Capaci di fare gruppo nella squadra di club ma anche con i loro più acerrimi avversari, quando si trattava di lottare tutti insieme per il comune obiettivo. Con un legame viscerale con la propria città, per la quale vivevano e che a sua volta viveva per loro. Protagonisti di momenti bellissimi ed irripetibili che un docufilm ha voluto far rivivere. Un’ora circa di ricordi dei protagonisti, corredati da immagini immortali. Filo conduttore, la voce di Jacopo Volpi, allora telecronista di quelle partite. Una bella storia, da rispolverare. Nella speranza che possa fare rivivere ai ragazzi di oggi quelle emozioni che i loro genitori hanno vissuto. Di seguito, l’intervista al regista ed alla produttrice di “Il Grande Slam“. Premiato come miglior cortometraggio al Paladino d’Oro 2021 di Palermo.

 Il Grande Slam, storia vera

Volevamo raccontare una bella storia, soprattutto una storia vera. Ed abbiamo capito che dovevamo parlare di sport – spiega Mario Maellaro, regista del docufilm “Il Grande Slam”Ci è quindi venuto facile raccontare quella squadra. Una squadra emblema di un periodo irripetibile, la storia di ragazzi divenuti campioni. Ragazzi che, prima di essere campioni, erano uomini veri” Una squadra che ha vissuto in simbiosi con una intera città, una intesa perfetta dalla quale tanto l’una quanto l’altra traevano linfa vitale. “Sul campo quei ragazzi hanno dimostrato tutto il loro valore. Hanno fatto gruppo in una città come Parma e a Parma hanno trovato il contesto perfetto per farlo

MaxiCono Parma, rapporto viscerale con la città

Nella città emiliana, negli anni 80, si viveva di sport ad ogni angolo. “Avevamo squadre di calcio, pallacanestro, pallavolo, baseball e ping-pong che militavano in Serie A – ricorda orgogliosa Francesca Aiello, produttrice del docufilm – Parma era una città che trasudava sport da tutti i pori” Il rapporto della città con la Maxi Cono era poi un rapporto speciale. “Vivevano per la città e la città viveva per loro – rimarcano Francesca Aiello e Mario Maellaro – I valori che quella squadra ha trasmesso a Parma, allo sport, all’Italia sono stati molto forti

Momenti che non torneranno più

L’auspicio era raccontare momenti bellissimi che non torneranno mai più – commenta il regista – Evidente la commozione di alcuni di quei protagonisti di allora nel raccontare e raccontarsi. Palpabile la loro emozione nel rientrare al PalaRaschi per le riprese.” Pilastri di quella squadra erano Andrea Zorzi, Andrea Giani, Claudio Galli. Ma anche dalla panchina arrivava un deciso contributo. “I panchinari di quella squadra – sottolinea Mario Maellaro- facevano comunque parte di un gruppo forte e si facevano trovare sempre pronti quando scendevano in campo. Per dare forza alla squadra

Dalle giovanili all’Olimpo pallavolistico

Il Grande Slam è storia di una crescita. Dal primo tesserino del Presidente Renzo Del Chicca alle lacrime di Marco Bracci nel descrivere l’ultimo punto fatto a Modena. “Non era il capitano ma era come se lo fosse – specifica Andrea Zorzi in una scena di “ll Grande Slam” – A qualcuno piace vincere facile, Marco Bracci era un lottatore nato” Un gruppo nato nelle giovanili (quando ancora si chiamava Santal) trasformatosi, anno dopo anno, fino a sbocciare in quella squadra straordinaria che è stata la MaxiCono Parma. Capace di vincere tutto e raggiungere le vette dell’olimpo pallavolistico.

Un gruppo, sempre

Un gruppo che ha continuato a essere tale anche in Nazionale” – ribadisce il regista di ” Il Grande Slam”. Nella quale è riuscito a creare una alchimia anche con gli acerrimi avversari di sempre, i giocatori della Panini Modena. “Avversari, anche cattivi, durante tutto il campionato – conferma Francesca Aiello – Ma quando vestivano la maglia della Nazionale erano tutti insieme Come ricorda Andrea Lucchetta nel finale del docufilm. Con la maglia azzurra si sono ritrovati e insieme hanno vinto tutto quanto potevano vincere. E sono diventati la generazione dei fenomeni

Sono gli uomini che fanno la squadra

Oggi tutto è cambiato, perché tutto è cambiato quando trent’anni fa nella pallavolo sono entrati i capitali – prosegue Francesca Aiello – E’ cambiato il modo di giocare, è cambiato il modo di vestire le squadre. E Parma, poco avvezza a certi investimenti, ha pagato dazio. Ma anche chi, in quegli anni, ha investito tanto alla fine non ha ottenuto molto. Dimostrazione che erano gli uomini che facevano la squadra. Ed anche il clima contribuiva, Quando oggi pensiamo a quella generazione, pensiamo a quei giocatori di MaxiCono Parma e Panini Modena, come Andrea Zorzi, Andrea Giani e Lorenzo Bernardi, che avrebbero costituito lo zoccolo duro della Nazionale pluricampione del mondo”

Il giusto tributo a qualcosa mai fatto prima

Con il Grande Slam abbiamo voluto dare il giusto tributo a quei ragazzi che avevano fatto qualcosa mai fatto prima – puntualizza la produttrice – E’ stato il mio progetto del cuore, ai tempi ero una ragazzina e mio fratello era uno dei componenti della panchina della MaxiCono. Per me quei giocatori erano i miei compagni, i miei amici” Un entusiasmo, quello della regista, ricambiato dai giocatori che hanno partecipato alle riprese del docufilm. “Tutti coloro che ci è stato possibile contattare hanno risposto con entusiasmo. Da Renan Dal Zotto, che dal Brasile ci ha concesso una intervista, a Jeff Stork che ha fatto lo stesso dagli Stati Uniti. E Claudio Galli si è mostrato grato dell’iniziativa, contento che qualcuno si ricordasse di loro

Un bel pezzo di storia, da far rivivere

Attenzione ai ragazzi di ieri, stessa attenzione ai ragazzi di oggi. “Il Grande Slam farebbe molto bene alle scuole – afferma convintamente Mario Maellaro – Vivere quelle emozioni riavvicinerebbe i ragazzi di oggi alla pallavolo” Ma non è solo questo, c’è bisogno di altro. “C’ è bisogno di belle storie. E quella della MaxiCono Parma, della Panini Modena, della Nazionale di Gian Paolo Montali e Julio Velasco, è un bel pezzo di storia – conclude Francesca Aiello – La storia di ragazzi puliti che sono rimati tali. Una generazione diversa, una generazione di fenomeni

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