Arriva l'estate ed è tempo per l'ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS, un prestigioso ATP Challenger organizzato da Aspria Harbour Club in collaborazione con Makers e il contributo della Regione Lombardia. Durante il primo turno di qualificazione, Federico Agustin Gomez, poco conosciuto, ha impressionato con il suo gioco. Nonostante non fosse tra i favoriti, ha ottenuto sette vittorie consecutive, raggiungendo la semifinale, la finale, e vincendo il suo primo titolo nel circuito Challenger. Questo successo gli ha permesso di raggiungere la posizione 224 nel ranking ATP, garantendogli l'accesso alle qualificazioni dello US Open.

Gomez, dotato di un servizio potente che ha raggiunto i 229 km/h, ha vinto la finale contro Filip Cristian Jianu. A 27 anni e mezzo, Gomez ha una carriera promettente davanti a sé, grazie anche all'influenza degli anni trascorsi negli Stati Uniti e ai consigli del coach Cesar Chiappari. Durante la finale, ha dominato Jianu, chiudendo il match in un'ora e ventisei minuti. Il suo potente servizio e la qualità del gioco hanno fatto la differenza, con una vittoria netta che non è mai stata in discussione.

LONTANE ORIGINI ITALIANE

Non mi aspettavo certo di vincere il torneo – racconta – ovviamente vuoi fare le cose per bene, ma era anche la prima settimana di lavoro col mio nuovo coach. Abbiamo deciso di pensare a un match alla volta, migliorando i dettagli partita dopo partita”.

Sulla finale, Gomez è convinto che la chiave sia stata la parte mentale. “Lui sta giocando un ottimo tennis, e comunque ogni partita ha avuto le sue problematiche. Sono rimasto tranquillo, sapevo che se avessi fatto il mio gioco c'erano buone chance. Per questa tranquillità devo molto a Cesar, è stato capace di trasmettermela per tutta la settimana”. “In realtà sono due sport diversi: qui giochi per te stesso, mentre nel Campionato Universitario sei in squadra. A volte vinci ma la squadra perde, e sei comunque triste. Però mi è servita a gestire le pressioni, facendomi capire cosa si può controllare e cosa no. È stata la scuola ideale per definire le mie priorità”. Il modo di esprimersi, il suo atteggiamento verso il prossimo e tanti piccoli dettagli delineano una persona colta, che a diciotto anni ha lasciato il tennis dopo aver ottenuto il primo punto ATP. “I miei genitori mi hanno sempre spinto a studiare – racconta – all'inizio non volevo, credevo che avere classifica ATP risolvesse la mia vita. Ben presto ho capito che non era cosi, e col senno di poi sono contento di essere andato negli Stati Uniti. Ho fatto tutto il ciclo, terminando a 22 anni”.

Per questioni di vita ho smesso di giocare a tennis dopo la laurea. Ho fatto il maestro a Miami per due anni e mezzo, poi ho deciso di darmi una chance. Non avevo nessun obiettivo, anche perché non avevo molte risorse economiche. Ho potuto giocare perché alcuni amici mi hanno prestato dei soldi. Sono amici, non investitori: sto provando a restituire gradualmente il denaro, ma mi hanno già detto che non vogliono nulla indietro. Sono fortunato, perché in Sudamerica è molto difficile iniziare a giocare. Io sono grato di questa possibilità: mi guardo indietro e mi rendo conto che è valsa la pena sforzarmi così tanto negli ultimi due anni e mezzo” racconta Gomez, che come circa la metà degli argentini ha origini italiane: i suoi nonni sono partiti da Varese nel secolo scorso, in cerca di fortuna in Argentina. Si chiamavano Clerici, cognome che nel tennis non è così banale.

 

GRAZIE UNIVERSITÀ

Questo successo cambia un po' le prospettive – dice Federico Agustin, il cui fratello maggiore fa lo chef in Brasile – mi hanno detto che le qualificazioni allo Us Open sono quasi garantite, ma adesso continuerò a giocare e competere per migliorare ogni giorno. Mi vedrete a Modena e poi a Trieste. A quel punto dovrò tornare alla base, a Miami o in Argentina, per preparare la stagione sul cemento. Nessun obiettivo di classifica, vorrei soltanto giocare più partite possibili senza farmi male”.

Per lui sarà emozionante giocare il primo Slam proprio a New York, laddove c'è il campo dei suoi sogni: quando gli abbiamo chiesto – in virtù della sua particolare provenienza – su quale superficie giocherebbe la partita della vita, gli si illuminano gli occhi. “La mia partita ideale, o quella che vorrei almeno giocare, sarebbe sull'Arthur Ashe Stadium di New York. Sarebbe magico”.

 

L'università mi ha formato come persona – racconta – ho vissuto a lungo da solo. I miei mi sostenevano, ma erano lontano. Credo sia una buona strada perché ti insegna a essere ordinato. Prima giocavo bene, ma ero molto disordinato fuori dal campo. A Louisville ho imparato a rispettare gli orari, studiare ed essere disciplinato. Non hai alternativa: sono i coach a stabilire le regole. Mi è servita per imparare a gestire il tempo, alternando nel modo giusto lavoro e riposo”.

Con il successo di Gomezl'Argentina diventa la nazione più vincente nella storia dell'ASPRIA Tennis Cup. Con cinque titoli supera Italia e Spagna, ferme a quattro. Va in archivio un'edizione che ha superato a pieni voti le difficoltà meteo: si è passati dalla pioggia insistente dei primi giorni fino al caldo torrido di venerdì e all'afa della giornata finale. Nonostante le difficoltà, lo staff dell'ASPRIA Harbour Club – da 30 anni tempio del tennis in zona San Siro con i suoi 18 campi su quattro diverse superfici (più 4 da padel) a disposizione di tutti gli amanti della racchetta – si è impegnato al massimo e ha permesso che il torneo terminasse regolarmente sabato, per la soddisfazione degli sponsor e del pubblico che ha affollato in buon numero il Campo Centrale, nonostante l'assenza di giocatori italiani in finale. Perché l'ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS è ormai uno dei simboli dell'estate milanese, nonché uno degli eventi clou di uno dei circoli più belli d'Italia.

STREET TENNIS ALL'IPPODROMO SNAI SAN SIRO

Prima della finale ufficiale dell'ASPRIA Tennis Cup - Trofeo BCS, il torneo ha offerto un evento speciale: una sfida di street tennis tra Federico Agustin Gomez e Filip Cristian Jianu. Sabato 29 giugno, i due finalisti si sono incontrati all'Ippodromo Snai San Siro per un "Guerriglia ATP Challenger".

In un ambiente suggestivo, sotto il maestoso Cavallo di Leonardo, i giocatori hanno dato vita a un inedito scambio di colpi, sorprendendo e deliziando gli spettatori. Questo evento pre-partita è stato unico, poiché non è comune vedere due finalisti di un torneo professionistico esibirsi in una sfida simile prima del loro incontro ufficiale.

A un certo punto, Jianu ha notato l'orologio e ha segnalato a Gomez che era quasi ora della finale, ponendo fine all'esibizione. I due atleti hanno quindi raccolto la loro attrezzatura e sono tornati al club. L'evento, svoltosi con il patrocinio del Municipio 7 e in collaborazione con Snaitech, ha unito sport, musica, storia, architettura, arte e design in un parco botanico di grande valore.