Marcella Marcone e Alberto Pelizzola sono stati campioni italiani di ping pong negli anni '70, vincendo sia in singolare che in doppio misto nel 1972. Entrambi sono stati numeri 1 in classifica e hanno rappresentato l'Italia. Dopo essersi ritirati dalle competizioni, si sono sposati, hanno avuto due figli ciascuno e, nel 1995, si sono ritrovati a Milano, convivendo da 30 anni. Nel 2023, dopo 51 anni, hanno vinto il titolo Over 70 nel doppio misto e si sono classificati secondi nel 2024. Parteciperanno ai Campionati Mondiali Master a Roma, iniziati il 7 luglio e in corso fino al 14 luglio, con Pelizzola che giocherà in coppia con Rita Pogosova nel misto.

Pelizzola iniziò a giocare a ping pong a 11 anni e raggiunse il successo nei Campionati Italiani. Ha ottenuto diversi titoli in singolare e doppio, oltre a numerosi scudetti a squadre. Dopo una carriera di 15 anni in prima categoria, si dedicò al tennis fino a un ritorno fugace al tennistavolo nel 1993.

Marcone cominciò a giocare a ping pong con la famiglia nel 1966 e rapidamente scalò le classifiche giovanili. Sotto la guida di Adriano Muzio, ottenne importanti risultati a livello nazionale, inclusi titoli in singolare e doppio. Con sua sorella Francesca, vinse diversi scudetti a squadre per il CUS Torino.

Marcella ha indelebile nella mente il ricordo del loro primo incontro grazie al tennistavolo:«Eravamo nel 1969 al Palazzetto dello Sport di Varese e conoscevo Pelizzola di fama. Stavamo giocando un doppio femminile con Francesca e ho visto arrivare sulle tribune un giovane con tanti riccioli, con la camicia bianca e le maniche tirate su. Era lui e ho detto “Io lo voglio”, inteso, ovviamente, come compagno di misto, perché era il più bravo. Invece, purtroppo, la prima volta me lo sono trovato come avversario».

Marcone e Pelizzola hanno avuto l’onore di militare in Nazionale. «La prima convocazione - racconta lui - è stata alla fine del 1968, per la Coppa Europa a Malta, contro i padroni di casa e la Grecia. L’anno dopo partecipai ai Mondiali di Monaco di Baviera e nel 1973 a quelli di Sarajevo. Quando non ero più in azzurro, essendo stato considerato vecchio a poco più di 20 anni, mi aggiudicai il doppio ai Giochi del Mediterraneo del 1975 ad Ankara. Ero lì come tecnico e abbiamo vinto la gara a squadre con me in panchina. Nel doppio la coppia titolare era formata da Stefano Bosi e Roberto Giontella e sono stato schierato con Massimo Costantini. Andammo fino in fondo». In tutto le sue presenze sono una cinquantina.

Una quindicina, invece, quelle di Marcella:«Ho disputato incontri giovanili e di Lega Europea. Nel 1973 non avevo ancora 20 anni e mi dissero che ero troppo vecchia per la Nazionale. Quella presa di posizione mi ha tolto molto entusiasmo, l’ho vissuta come una grandissima ingiustizia, anche perché al mio posto è stata inserita una ragazza che avevo sempre battuto. Dal 1974 il mio interesse per il tennistavolo è notevolmente diminuito. In quell’anno ho fatto una trasferta, senza però essere stata ufficialmente convocata, agli Europei di Novi Sad, ma mi sono presa il morbillo. Sono stata malissimo durante il viaggio e sono stata abbandonata a me stessa a Belgrado. Mi sono giocata così l’ultima possibilità di partecipare a una rassegna continentale, che sarebbe stata anche l’unica della mia carriera. Ho smesso a 24 anni, dicendo basta, il ping pong mi aveva già dato tutto e avevo vinto quello che avevo potuto. In realtà mi sbagliavo, considerando ciò che è accaduto dopo».

Nel 1972 Marcella e Alberto hanno condiviso la prima storica trasferta italiana in Cina. «Dal punto di vista umano - affermano - è stata un’esperienza bellissima, anche perché gli occidentali in Cina in quel periodo erano un evento. Eravamo accolti con grandi feste ovunque andassimo. Siamo arrivati a Shanghai e poi siamo stati a Nanchang, Pechino e Canton. Abbiamo disputato degli incontri in ogni città e, nonostante la differenza tecnica fra noi e loro fosse elevata, i cinesi ci hanno sempre lasciato fare le nostre partite. A Shanghai ci siamo esibiti in un Palazzetto dello Sport gremito da 18mila persone. Sentire i nostri nomi, declamati alla cinese, in quell’atmosfera fu un’enorme emozione».

Le loro vite li hanno portati a realizzarsi professionalmente, lui come revisore di bilanci e poi direttore finanziario in aziende del settore editoriale, della distribuzione, delle ricerche di mercato e della pubblicità, e lei, dopo essersi specializzata in Svizzera, come psicoterapeuta, che si occupa della perinatalità, rapporto mamma-bambino prima e dopo il parto, e di psicologia dello sport.  

Dopo una lunga lontananza, a riprendere per prima il tennistavolo è stata Marcella:«Il Milano Sport Tennistavolo, sapendo che svolgo degli incontri di preparazione mentale, mi ha chiesto nel 2018 di seguire la squadra di serie A1 maschile. Sono stata molto stimolata nel vedere uno sport molto diverso da quello che avevo praticato e mi divertiva molto andare ad assistere alle partire, per riscontrare se i ragazzi mettessero in pratica ciò che proponevo loro. Un giorno ho pensato che mi sarebbe piaciuto riprendere in mano la racchetta e, sapendo che il maestro Yang Min svolgeva dei corsi anche per amatori, il passo è stato breve. Ho tirato dentro mia sorella, mentre Alberto non ne voleva assolutamente sapere, tanto è vero che, quando sono andata a fare gli Europei Master a Budapest nel 2019, mi ha accompagnato solo come coach. Quando a dicembre ha compiuto i 70 anni, per invogliarlo a riprendere, gli ho regalato un biglietto con l’iscrizione ai Mondiali di Bordeaux, che poi sono saltati a causa del Covid. Durante il lockdown abbiamo comprato un tavolo, che abbiamo montato nella sala di casa, e abbiamo giocato assieme. Nel 2023 abbiamo partecipato ai Campionati Italiani di Riccione e abbiamo vinto il titolo del doppio misto Over 70. Quest’anno abbiamo perso in finale».

A Roma l’asticella si alzerà. «Agli Europei di Rimini del 2022 - afferma Marcone - con Pogosova eravamo in vantaggio per 8-5 nel quinto e decisivo set e abbiamo perso per 16-14 contro la coppia che poi ha vinto l’oro. È stato un grade rimpianto, sarebbe stato un risultato fantastico. A Roma, essendo un Mondiale, ci saranno un sacco di asiatiche e la situazione si complicherà notevolmente». Pelizzola concorda e aggiunge:«Rita è molto forte, me la ricordo dai tempi in cui giocava per l’Unione Sovietica. Potremmo andare un po’ avanti, ma non credo più di tanto. Non poniamo, comunque, limiti alla provvidenza, giocheremo una partita alla volta e alla fine vedremo cosa saremo stati capaci di fare».